E’ un estate bollente quella che stiamo vivendo quest’anno. Le temperature non accennano a diminuire, anzi, sembrano aumentare di giorno in giorno. Neanche la notte si riesce a trovare refrigerio, a meno che in casa non ci siano condizionatori, deumidificatori o ventilatori, ma visti i rincari delle bollette dell’energia elettrica molti si rassegnano a notti insonni o a svegliarsi in un bagno di sudore.
Ad alzare ulteriormente le temperature di questa estate rovente ci sono i risvolti politici ed economici di un Paese, il nostro, che sembra essere sempre più al collasso. Non siamo ancora fuori da una pandemia che ha lasciato ferite profonde, sia a livello sociale che economico per non parlare dell’aspetto sanitario, e chi siede sulle comode poltrone del Parlamento ha pensato bene di far saltare in aria l’unico Governo che poteva darci un minimo di credibilità a livello internazionale. Una legislatura interrotta più di sei mesi della sua naturale fine, in un momento delicato per i cittadini, ma evidentemente ancor più delicato per alcuni partiti, vedi M5S e Lega, che dovevano dare un messaggio ai loro elettori per non rischiare di perdere del tutto i loro consensi.
Mario Draghi ha preso la “disfatta” del suo Governo, almeno apparentemente, con grande filosofia e dignità, forse deludendo un po’ il povero Conte che sperava di vedere il suo successore andarsene con la coda tra le gambe come aveva fatto lui. Ma stiamo parlando di Draghi, un uomo che ha rivestito cariche istituzionali ben più delicate, con competenza e freddezza anche, certo, quella che si richiede a chi lavora con i numeri. Lungi da me difendere a spada tratta l’operato di Draghi, del quale sicuramente conosco una minima percentuale, data la mia modesta conoscenza di economia, ma il suo ruolo era quello di provare a rattoppare i buchi che avevano lasciato i precedenti inquilini. Un po’ come successe nel Governo Monti, con la differenza che in quel caso si parlò esplicitamente di “governo tecnico” mentre in questo caso si è provato a fare un “governo di larghe intese”. Il problema, però, è che quando metti tanti politici insieme il risultato è un grande buglione, un accavallarsi di voci, opinioni, grida e interessi che arrivano a sotterrare il motivo della discussione, che poi in fondo è quello che interessa al cittadino.
Dall’ultima volta che siamo andati alle urne per le elezioni politiche (febbraio 2018) si sono susseguiti tre governi, di orientamenti completamente diversi. Questo sicuramente ha sconcertato le persone, che sempre più spesso si chiedono perché andare a votare se tanto alla fine il governo viene rimpastato come vogliono. Il problema dei troppi partiti, dei troppi individualismi porta inevitabilmente alla crescita dell’antipolitica. Il problema, però, è che ha fallito anche quel movimento che si faceva portavoce del popolo.
Quindi si riparte daccapo. Adesso, che gran parte degli italiani si gode le meritate ferie (ancora più meritate dopo due anni travagliati per viaggiare) è ripartita la campagna elettorale. Una ripartenza in grande stile italiano. Le prime battute e i primi comizi di ogni singolo politico non si sono concentrati sui temi centrali da affrontare per il Paese, ma si sono limitati a discorsi che, implicitamente o esplicitamente, riportavano offese e denigrazione per l’avversario. Lo stesso avversario che fino alla scorsa settimana faceva parte dello stesso Governo e che in futuro nessuno può escludere del tutto che sia un alleato.
Prepariamoci quindi a questa estate bollente e a un ritorno a casa catastrofico. La speranza dell’”Andrà tutto bene” è svanita con il post Covid e non è più credibile. Ne vedremo delle belle!